Incantatore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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4 Maggio 2008

 

30 Settembre 2008

 

19 Settembre 2009

 

 

Si afferma spesso che il tempo è il miglior rimedio di ogni male,

ma non è così, non per me.

Sono passati ben 14 mesi, 66 settimane, 461 giorni,

11.064 ore e 663.840 minuti da quel 29 Gennaio 2007!

Giorno in cui ho cominciato a conoscere la pochezza delle persone che mi circondavano, la loro aridità e la loro malvagità.

Ho sentito un intenso, gelido dolore impossessarsi di me, e quel dolore ha aperto una profonda ferita che ancora oggi 4 Maggio 2008, sanguina!

Uomini e donne per i quali in molte occasioni, mi ero schierata dalla loro parte durante i molti anni di permanenza in azienda,

e per i quali spesso mi ero battuta a spada tratta contro i giudizi negativi, mostravano in quel momento, la loro vera natura.

Strisciavano per non inciampare, si vendevano al miglior offerente senza porsi domande, che tristezza!

Mille e ancora mille volte mi sono chiesta:  “PERCHE’?”, perché tanta infamia, perché tanto accanimento, ma ahimè ho trovato una sola risposta: le persone sono sempre pronte a gridare per i soprusi che pensano di aver subito, e sempre pronte a tacere per i soprusi da loro fatti.

Come posso dire allora, che il tempo è il miglior rimedio?

Tu che mi stai leggendo e sai di cosa parlo, sì proprio tu, ascolta: hai avuto accanto persone che hanno il coraggio di dire e fare cose che tu non oserai mai.

Io ti chiedo: "sei riuscito a vedere cosa hai calpestato?"

E non mi riferisco al male che hai fatto a me o ad altri, ma ciò che hai fatto a te stesso nel momento in cui hai buttato, tutti quei valori che fanno la differenza tra un uomo e uno zero assoluto!

Si può scegliere se “apparire” o “essere”, ma la seconda smaschererà sempre la prima.

 

Pensaci: “ne è valsa la pena?”

 

 

Come colpire quelle persone che resistono allo stravolgimento delle regole?

 

Ma facciamo del “sano” Mobbing!

 

Annientare una persona indebolendola sul piano dell’immagine e della sua credibilità è l’arma più sottile e facile per quel datore di lavoro che abbia scelto di eliminare una figura aziendale a lui scomoda.

E la situazione diventa come una spirale, si avvita su se stessa e tutti pensano anche se non lo dicono che quel lavoratore è motivo di disturbo per l’azienda.

Anzi forse è lo stesso datore di lavoro a far girare questa voce,

avvallandola in via riservata o lasciando che altri la dicano.

A questo punto la vittima del mobbing diventa un capro espiatorio e per lei ha inizio un lento, inesorabile, ferale stillicidio dell’anima che uccide dentro.

L’intenzionalità, la lucida premeditazione di far del male all’altro, di annientarlo danno al mobbing la patente per diventare una nuova variante, più subdola del più grave dei peccati!

Io sono testimone e vittima di questo regresso sociale, poiché ho vissuto questa esperienza, e ancora oggi 30/09/2008 a distanza di 453 giorni dall’epigolo del fattaccio, l’amarezza di quei giorni non mi ha abbandonato dandomi la certezza di non poter dimenticare la meschinità di tutti coloro che ne sono stati artefici.

Come potrei riuscirci se la faccia del peggiore di loro mi appare in tutta la sua ipocrisia, stampata sul quotidiano o su qualche cartellone affisso per strada?

 

Cari mobbizzati, non perdete la fiducia in voi stessi, non siamo noi a doverci vergognare o a doverci nascondere agli occhi del prossimo!  

 

 

Se gli artefici del crimine perpetratoci quel Lunedì 29 Gennaio 2007, iene fameliche che si sono avventate su di noi con tanto accanimento, credono che quell’infamia sia oggi un lontano ricordo sono in errore!

Le loro facce ci tornano alla mente ogni giorno e ogni giorno il disprezzo cresce.

 

Le espressioni malignamente soddisfatte di alcuni di loro e quelle indifferenti di altri sono impresse indelebili nella memoria.

 

NON SI PUO’ DIMENTICARE!

 

La loro invidia e la loro ignoranza hanno devastato le nostre vite, portando sofferenza anche nelle nostre famiglie.

 

NON SI PUO’ DIMENTICARE!

 

A loro dico: ”Non troverete mai una difesa valida per ciò che avete fatto, mentre noi possiamo aspettare con pazienza che giustizia sia fatta!”

 

NON DIMENTICHEREMO!

 

 

 

  

 

 


 

 

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